Fattorie Faggioli

Antichi mestieri

Nelle campagne Romagnole, l’uomo metteva a frutto la sua ingegnosità per produrre le attrezzature di cui aveva bisogno: cesti, panieri, sporte, stuoie, ricoperture per damigiane, fiaschi, sedie, scope e tanto altro ancora, mediante l’utilizzo di legnami, arbusti ed erbe palustri.

SAGGINA (mëlga); altro nome del sorgo volgare, pianta delle graminacee. Alla sommità di questa pianta è presente un pennacchio contenente i semi. Dopo averlo raccolto e fatto seccare si tolgono i semi e si utilizza per fare le scope (garnë), scopini per pulire il tagliere della minestra (garnadël) e scopini con manico lungo per pulire le ragnatele (garnê dal trarégn).

PAGLIA E GRANOTURCO(pàia e furmintón); la paglia del grano e le foglie delle pannocchie di granoturco, opportunamente sezionate o lavorate a treccia, venivano utilizzati per produrre cesti e panieri. La paglia del grano veniva anche lavorata alternandola con corteccia di rovo per fissarla meglio e per abbellire il cesto.

PAVIERA (pavida); pianta erbacea della famiglia delle Thyfacee (T. latifoglia e T. angustifolia). L’altezza della pianta varia dal metro ai due metri e mezzo. Vive in colonie nelle acque degli acquitrini. L’attrezzo necessario per il taglio della paviera era un falcetto con il manico lungo perché nel luogo dove si tagliava la pianta c’era molta acqua, più di un metro; chi era di bassa statura lavorava con la guancia appoggiata all’acqua perché la paviera andava tagliata vicino al fondo. Veniva tagliata una pianta alla volta e si facevano tanti piccoli fasci che venivano portati a casa caricandoli su dei carri dei battelli.

L’erba veniva esposta all’aria aperta e al sole per l’essiccazione e veniva poi selezionata in varie parti e ciascuna trovava un suo uso specifico. Le foglie esterne servivano per fare le stuoie per imballaggio, quelle di mezzo servivano per fare stuoini per riparare gli ortaggi dal gelo, mentre con le rimanti foglie di scarto venivano fatti gli stuoini per le gabbie dei polli. La parte centrale, quella più morbida, veniva tagliata su misura per fare le sporte, la vetta invece, veniva utilizzata per fare la funicella, che serviva come legaccio e per fare l’orditura nelle stuoie.

CANNA (câna); canna o cannuccia di palude, graminacea che forma una tipica vegetazione palustre e cresce nelle acque basse, in prati umidi vicino agli stagni e ai fossati. La canna ha un diametro maggiore della cannuccia, è alta dai 2 ai 3 metri e crescono fitte ed omogenee. La cannuccia di palude veniva tagliata con la falce a manico lungo o con il falcetto (sghet). Il trasporto delle canne tagliate avveniva a spalla oppure legate in fasci al cannone della bicicletta oppure venivano caricate sui carri.

Prima della lavorazione si puliva una canna alla volta dall’involucro esterno che si sfogliava e si spezzava, mettendo a nudo la lucida cannuccia interna. I pennacchi superiori che venivano tagliati, servivano per la costruzione delle scope più delicate. Con la cannuccia di palude si costruivano i capanni (solitamente adibiti al ricovero di attrezzi agricoli, biciclette e motorini), i soffitti e i graticci che servivano per l’allevamento del baco da seta. La canna, spaccata in quattro parti, serviva anche come materiale per la costruzione di cesti.

CÀRICE (vàla); pianta erbacea palustre della famiglia delle piperacee, alta circa un metro, veniva tagliata con un falcetto (sghet). Appena raccolta era verde, una volta seccata diventava di colore chiaro, paglierino. Per il trasporto veniva legata in fasci e le si trasportava a spalla fino al di fuori delle valli dove cresce e la si caricava sui carri. Con la càrice si faceva la funicella, arrotolando l’erba con il palmo delle mani e serviva come corda per ordire le stuoie, impagliare le sedie, fiaschi, damigiane oppure come semplici legacci per covoni.

VIMINE (vènee); giovane ramo di salice (salix viminalis). Questo tipo di pianta è un arbusto che cresce lungo i corsi d’acqua ed in zone umide. Fornisce vimini flessibili e robusti lunghi anche 3/4 metri, che vengono impiegati con la corteccia (vénee) oppure scortecciati (brèl).

I rami vengono tagliati ogni anno capitozzando la pianta. Il momento più opportuno per la raccolta dei vimini da cortecciare è la primavera in quanto la corteccia è più morbida ed il ramo viene pulito più facilmente.

Per utilizzare il vimini con corteccia veniva pulito ogni singolo ramo tagliando i rametti laterali con un paio di cesoie, operando un taglio netto e preciso. I rametti scartati venivano usati come legacci per le viti o per altri alberi da frutta. I rami più grossi venivano utilizzati per fare cesti per il trasporto del fieno e gabbie per polli (ghèba). Si rivestivano anche fiaschi e damigiane, si facevano scolapiatti, scolamaccheroni, scolainsalata e si costruiva anche una specie di graticola da mettere nei tini per filtrare la vinaccia (rasparöla).

PIOPPO (bdól, bdóla, albáraz); alberi slanciati a rapido accrescimento, di molte varietà, assai presenti nella pianura padana. E’ un albero che produce un legno non molto pregiato. Questo legno veniva utilizzato per la costruzione delle sedie (scarân) o dei seggiolini per bambini(scaranô) che poi venivano impagliati con erba palustre (paviera e carice). Le sedie più pregiate erano costruite in olmo, un legno più duro e quindi più sicuro. Con il Pioppo venivano costruite anche stie adibite al trasporto del pollame (stey) o della frutta.

 




×

ideazione e realizzazione web site di:

e-xtrategy - internet way

via sant'Ubaldo, 36 - 60030 monsano (an) Italy
tel. +39.0731.60225

www.e-xtrategy.net
info@e-xtrategy.net